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ALLERGIA AL NICHEL

Autore dell'articolo: prof. Giulio Iasonna, specialista in ematologia, allergologia e immunologia, tisiologia, malattie del fegato, medicina interna e medicina del lavoro.
Primario ospedaliero e docente universitario a Chieti e all'Aquila, si è occupato prevalentemente di allergologia, immunologia, tossicologia e malattie del metabolismo, curandone in particolare gli aspetti dietologici.

 

Il METALLO

Il nickel è un metallo pesante, resistente all’aria e acqua, ubiquitario, spesso con il ferro, con il quale si lega per formare l’acciaio inossidabile utilizzato per la produzione di contenitori ed attrezzature per il trattamento degli alimenti è presente nei monili, bigiotteria e gioielleria, orecchini, piercing, accessori di moda metallici in genere, ciondoli, chiavi, occhiali, attrezzi metallici, stoviglie, monete metalliche, tinture per ceramiche, porcellane, vetro, terracotta, coloranti per alimenti, parti di macchine. E’ usato altresì per detersivi, saponi, cosmetici (mascara e ombretto). Il contenuto di nickel nell’acqua e nel suolo è molto variabile da luogo a luogo ed oscilla fra 5 e 500µg per litro di acqua, in rapporto alla contaminazione del suolo con rifiuti industriali e urbani ed alla distanza dalle fonderie di nichel.

Il NI è presente nei vegetali, in misura quattro volte superiore rispetto negli organismi viventi, più concentrato in primavera e autunno. I vegetali sono per l’uomo la fonte assunzione alimentare più importante, in rapporto alle abitudini alimentari, alla preparazione, cottura e conservazione dei cibi. Tra gli alimenti di derivazione animale l’uovo è quello a più alto contenuto.

 

Esistono elenchi diversi di alimenti in base al contenuto in nickel, ma discordano tra di loro perché il contenuto varia nel medesimo alimento per fattori diversi e non è stata definita una soglia di tolleranza di riferimento. La Swedish Food Adm, propone una soglia > 0,5 mg/Kg; in Italia la soglia proposta è > 1,0 mg/kg, e non comprende molti alimenti perché hanno un contenuto minore Ni (uva passa, carote, fichi, pere, funghi, albicocche). Le arachidi, fagioli, soia, lenticchie, piselli e avena, cacao (cioccolato), nocciole, pomodoro, scatolami, frumento e mais integrale sono considerati concordemente ad alto contenuto e vanno esclusi dalla dieta povera di Ni. Gli alimenti acidi (pomodori) possono sottrarre Ni durante la cottura anche dai recipienti di acciaio inossidabile. L’assunzione quotidiana di Ni è molto variabile e si aggira fra 0,2 mg e 0,6 mg, in Italia è stata calcolata tra 0,3-0,4 mg. Oltre a quelli menzionati si riporta un elenco di altri alimenti in cui è stata rilevata la presenza di Ni anche in tracce non clinicamente rilevanti.   

Aglio, Funghi, Lattuga, Lievito in polvere, Liquirizia.

Albicocche, Lamponi, Pere fresche e cotte

Anacardio, noccioline, Girasole semi, Pistacchio, Semi di lino, Semi di papavero.

Aringhe, Tonno non scatolato, Sgombro, Aragosta (crostacei), Salmone, molluschi (cozze, ostriche etc.).

Asparagi, Avocado, Carote

Birra, Tè, Caffè

Broccoli, Cavolfiore, Cavolo, Spinaci

Frutta essiccata, Cocco in polvere, Fichi, Prugne secche, Uva passa

Margarina, Segale

Mandorle, noci, Piselli

Rabarbaro, Vino (rosso)

La fisiopatologia Il Ni assunto con gli alimenti è assorbito solo in parte, fra 1 e il 10%, il resto è espulso. Dall’intestino il Ni passa nel sangue e si lega all'albumina, non si accumula nei tessuti. Il tasso ematico varia da 1.6 e 7 µg/l e la sua l’escrezione avviene con le urine, e con la sudorazione. Vi è un fabbisogno minimo, stimato di 50 µg (0,05 mg)/die presente anche nella dieta più povera di Nichel.

L’allergia al nickel. Il nickel è il maggior responsabile della dermatite allergica da contatto (DAC), più degli altri metalli messi insieme, con una prevalenza variabile nella popolazione ed una tendenza all’aumento, che si aggirano dal 15 al 20%. In Italia tale percentuale è più elevata (32%), tra i primi posti in Europa. La sensibilizzazione prevale nella terza decade di vita ed è persistente; le donne sono più esposte forse per la foratura dei lobi e l’uso di bigiotteria, mentre nell’uomo prevalgono i motivi professionali (fino al 27-38% tra i parrucchieri). Nei bambini la prevalenza della sensibilizzazione è sul 15% e le cause sono i monili indossati dalla madre, bottoni metallici automatici degli indumenti, spille di sicurezza, giocattoli, oltre ai contatti domestici abituali con il metallo.

Il nichel è un forte aptene (sostanza a capacità sensibilizzante) perché ha una buona reattività chimica, un alto peso molecolare e idrofobicità, che ne facilita la penetrazione attraverso la cute e le mucose, mentre le sostanze idrosolubili non riescono a penetrare nello strato corneo della pelle.

I sintomi. L’allergia si presenta con sintomi cutanei ed extracutanei. Le forme cliniche sono .

A) DAC, la dermatite allergica da contatto, con localizzazione nei punti di contatti con il metallo

B) SNAS, la sindrome da allergia sistemica al nichel con manifestazioni

1. Cutanee diffuse e non in rapporto ai punti di contatto col metallo (dermatite sistemica o DSC)

2.  Extracutanee (gastrointestinali, respiratorie, neurologiche etc.).

A)        La DAC (Dermatite da contatto localizzato)

E’ la forma clinica più frequente e tipica di allergia al Ni, dovuta a cause occupazionali e non. E’ un eczema circoscritto nelle sedi cutanee a contatto con oggetti metallici contenenti Ni (orecchie, polsi, collo, regione ombelicale, ecc.) il volto può essere interessato per il contatto con cellulari. La sensibilizzazione avviene dopo l’applicazione metallica del piercing, l’orecchino, ecc., nella fase di cicatrizzazione della lesione cutanea. Fenomeni infiammatori locali agevolano la sensibilizzazione e l’insorgenza di una DAC, che può avvenire anche dopo molti anni.

B)       La SNAS (Sindrome dell’allergia sistemica al nickel)

Da molti anni è noto il fenomeno che pazienti, sensibilizzati al Ni, presentano una dermatite diffusa, eczematosa, in sedi diverse da quelle del contatto con il metallo, ma sicuramente attribuibili al Ni assunto per via alimentare. Queste eruzioni secondarie sono presenti, con simmetria, alle pieghe dei gomiti, collo, interno delle cosce, palmo delle mani, margini delle dita, piante dei piedi, palpebre e regione ano-genitale e costituiscono la risposta sistemica all’allergia al Ni con quadri clinici diversi:

1. sintomi cutanei della dermatite sistemica possono interessare aree cutanee prima esposte al metallo con riaccensione, oppure zone cutanee mai esposte al contatto con il Ni; con manifestazioni diverse e, tra le più frequenti, vi sono: eczemi cronici alle mani, orticaria recidivante, prurito, vasculiti (infiammazioni dei piccoli vasi arteriosi), attribuiti all’assunzione orale del Ni. Particolare importanza ha l’orticaria allergica daNi, con eritema multiforme, vasculite, orticaria acuta e cronica, sostenuta da meccanismi allergici complessi, sia cellulare sia da IgG (immunoglobuline). Secondo alcuni studi italiani l’allergia sistemica al nickel è forse responsabile del 41% delle orticarie croniche e potrebbe essere la risposta più frequente di allergia sistemica al Ni, con sintomi di Orticaria- Angioedema.

2. Sintomi extracutanei che possono interessarel’apparato gastrointestinale (dolori addominali, diarrea, vomito, meteorismo, pirosi, nausea, stipsi etc.), l’apparato respiratorio (rinite ed asma), il sistema nervoso centrale (cefalea), oppure sintomi generali (febbre, fibromialgie, artralgie, sindrome tensione-stanchezza, angioedemi diffusi o distrettuali orticarie estese, etc.). Secondo alcuni la SNAS è la forma clinica prevalente che interessa circa la metà dei soggetti allergici al nickel.

 

DIAGNOSI

La diagnosi clinica di DAC da nickel si basa sul patch test, cerotti cutanei con piccole quantità di Ni solfato che valuta l’ipersensibilità ritardata, cellulo-mediata.

Il test di provocazione o di esposizione è l’unica conferma diagnostica possibile nelle manifestazioni sistemiche. Da assunzione alimentare o inalatoria. La diagnosi si avvale anche da una “dieta prova” eliminando i cibi contenenti NI. La dermatite sistemica da contatto da nickel presenterebbe una netta relazione dose-risposta.

Un metodo semplice per determinare la presenza di nichel in manufatti è il cosiddetto spot test; la presenza del metallo è confermata dalla comparsa dii una colorazione rossa dopo trattamento con soluzioni di ammonio idrato e dimetilgliossima (limite di sensibilità 10 ppm di nichel libero).

 

NOTA. Il Ni è anche un potente tossico ossidante per cui è possibile osservare manifestazioni allergiche commiste ad alterazioni da stress ossidativo dovute al seguente meccanismo: Il Ni si lega ai complessi enzimatici contenenti molecole di Zolfo e molecole di Fe. Nel primo caso blocca le funzioni depurative chelanti dei ponti solfurici contenuti negli enzimi, nel secondo caso si sostituisce al Fe, legato agli enzimi ed all’emoglobina, alterandone le funzioni.  Si ha un ritardo di crescita e di maturazione cellulare, una riduzione della capacità di trasporto di O2, una lieve anemia, sofferenza cellulare della cute, delle mucose e del sangue. Nelle donne, in sovrappeso corporeo e con resistenza insulinica, si riscontra una prevalenza dell’allergia alimentare al Ni, maggiore che nel resto della popolazione e le alterazioni metaboliche presenti nello stress ossidativo legato alla sindrome tossico allergica al Ni, potrebbero accentuare l’azione dell’insulinoresistenza sull’incremento del peso corporeo.

 

Giulio Iasonna  

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