TRIONFO DEL LIMONE A VILLA MEDICI

trionfo del limone a Villa Medici

Esiste un antidoto alla malinconia: il colore del sole nelle sue variegate sfumature. Si accompagna a fresche fragranze dalle caratteristiche note aromatiche, riconoscibili fra mille. Un meraviglioso dono della natura, irresistibile toccasana per superare i freddi inverni e la mancanza di luce, ma anche per donare colore e profumo nei giardini e sulle tavole in ogni stagione dell’anno: è il limone.

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Questo frutto meraviglioso del colore del sole è stato il protagonista, lo scorso 22 aprile, di una degustazione multisensoriale, “condita” con interessanti, originali digressioni culturali, nella splendida e affascinante cornice di Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia a Roma.

La scintilla che molto probabilmente ha innescato negli organizzatori l’idea di un percorso storico-artistico-gastronomico, è stata la mostra di una piccola opera di Édouard Manet, Le citron (1880, olio su tela, 14 x 22 cm), ospitata a Villa Medici dal 1° marzo al 19 maggio 2024, prestito eccezionale dal Musée d’Orsay, nell’ambito dell’evento francese Les 150 ans de l’impressionnisme (I 150 dell’Impressionismo).

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Il dipinto è esposto nella storica camera da letto del cardinale Ferdinando de’ Medici, accessibile durante le visite guidate a Villa Medici. Il piccolo quadro è una natura morta molto semplice, essenziale nel soggetto e nel cromatismo, con un unico limone al centro dell’inquadratura, poggiato su un piatto di metallo e su fondo scuro.

Nel vasto giardino di ben sette ettari della tenuta acquistata nel 1576 da Ferdinando de’ Medici, crescevano in abbondanza aranci, limoni, melangoli e cedri, secondo un gusto diffuso all’epoca (si veda, sempre a Roma, il giardino di agrumi rari di Villa Farnesina, preservato dall’Accademia dei Lincei, oppure i giardini segreti di Scipione Borghese, accanto a quella che attualmente è la Galleria Borghese). Gli agrumi rifornivano la tavola del cardinale, e allo stesso tempo venivano canditi oppure trasformati in oli profumati e distillati preziosi anche per uso terapeutico e farmacologico. Attualmente l’agrumeto viene curato e implementato ogni anno con nuove varietà.

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Un pretesto simpatico e accattivante, quello del quadro di Manet, che ha evidentemente acceso la fantasia degli organizzatori su un frutto iconico e caratteristico, direi indispensabile, che si presta come ingrediente di supporto aromatico in tantissime preparazioni, ma è adatto anche a ricette che lo utilizzano come ingrediente principale, per il suo profumo fresco e aspro, per il suo colore caldo e vivace, per il sapore acido e dolce allo stesso tempo, per l’importante apporto di vitamina C, se consumato fresco. È stato dimostrato nell’occasione: a ricevere i numerosi ospiti vi erano infatti lo chef due stelle Alexandre Gauthier (La Grenouillère, Pas-de-Calais) e parte della sua brigata, e lo chef in residenza a Villa Medici Arturo Franzino.

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I due chef hanno lavorato a quattro mani per preparare tanti assaggi salati e dolci, nonché bevande, offerti ai visitatori durante il percorso, negli interni maestosi e con la magnifica atmosfera della residenza medicea. Si è iniziata la degustazione con due tipi di limone ripieno, con ricotta di capra, vegetali, creme salate, spume di latte, basilico e altre erbe aromatiche, combinati con maestria e presentati con eleganza, con un servizio efficiente e gentile.  Anche gli assaggi dolci sono risultati molto gradevoli, in particolare la gaufre ricoperta con diverse marmellate o gelatine di agrumi e spezie, o il candido “nido” di zucchero filato con un finto ovetto al profumo di limone.

Ma la sorpresa più grande è stata, per noi visitatori, assistere ad una breve drammatizzazione dell’artista napoletano Enzo “Tammuriello” Esposito, con due canzoni dell’antico repertorio del ‘700 napoletano: ‘A fronn ‘e limone e Cicerenella. L’artista si è prodotto in vocalizzi e melismi tipici della musica napoletana, con voce ben impostata, duttile e molto espressiva, animando la sua performance con strumenti musicali e figure coreografiche sempre attinenti alla tradizione partenopea.

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Ma cosa lega questo intermezzo teatrale con il resto del percorso? Sicuramente la canzone ‘A fronn ‘e limone, ma anche il fatto che l’artista rappresenta i femminielli napoletani, antica figura del tessuto sociale del centro storico di Napoli, all'interno del quale gode di una posizione relativamente privilegiata grazie alla partecipazione a manifestazioni folcloristiche sacre e profane. Ne sono testimonianza il romanzo La pelle di Curzio Malaparte e l’opera La gatta Cenerentola di Roberto De Simone. Femminello è anche la varietà più diffusa di limoni, oltre alle varietà tipiche della Costiera, Amalfi e Sorrento. Il nome “femminello” richiama alla fertilità per le cinque fioriture annuali.

Infine ricordiamo che, sempre a Napoli, nel periodo borbonico, al tempo del regno di Ferdinando IV, Maria Carolina e Maria Antonietta, sorelle asburgiche, si scambiavano idee, lanciavano mode e si facevano concorrenza in molti ambiti, non ultimo quello della cucina.

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Le tante forme e i colori delle diverse varietà di agrumi, nelle sfumature dal giallo al verde e all’arancio, campeggiavano dappertutto foggiate in artistiche composizioni, nelle nicchie, sui tavoli e sulle eleganti consolle, negli angoli, persino sui pavimenti, impregnando gli aristocratici ambienti di essenze piacevolissime. Tra le specialità esposte non mancavano rarità come la pompia, agrume tipico di Siniscola, in Sardegna, dall’aspetto molto rugoso, di forma tonda leggermente schiacciata e di colore giallo. Con le pompie si ottengono pregiati canditi e marmellate.

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Limoni e cedri erano conosciuti agli antichi Greci e Romani, ma la domesticazione è iniziata migliaia di anni fa in Estremo Oriente, iniziando da lì un lungo viaggio e diffondendosi in India, Persia, Mesopotamia, e nei Paesi affacciati sul Mediterraneo. Virgilio indicava il malus medica (limone e cedro, poi denominati citrus) come antidoto contro i veleni.

Nella storia dell’arte gli agrumi hanno affascinato molti pittori, sin dall’antichità. Alcune abitazioni di Pompei recano decorazioni con piante di limone. Secondo la mitologia i limoni sarebbero stati prodotti dalla Terra in onore delle nozze di Giove e Giunone; per il loro colore corrispondono ai pomi d’oro custoditi dalle Esperidi nel loro giardino.

La tradizione cristiana associa l’immagine della pianta di limone a quella della Vergine Maria, in quanto questo frutto ha un dolce profumo ed è ricco di numerose proprietà curative. Il limone è anche simbolo di fedeltà amorosa, per la sua capacità di produrre frutti durante tutto l’anno.

Nei secoli XVII e XVIII il limone, intero o parzialmente sbucciato a spirale, è uno dei soggetti più ricorrenti nelle nature morte, rappresentato con estrema dovizia di particolari, soprattutto ad opera di artisti fiamminghi. Parzialmente dimenticato nell’arte ottocentesca, il limone tornerà ad essere rappresentato dagli impressionisti e dalle correnti stilistiche moderne e contemporanee.

Se siete arrivati fin qui, non dimenticate di dare un'occhiata alle ricette con gli agrumi, che sono i miei frutti preferiti. L'ultima ricetta qui pubblicata è proprio la marmellata di limoni, che ho preparato in abbondanza quest'anno, regalandola agli amici. Devo dire che è stata apprezzata moltissimo!

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